Storie

A volte penso a me e ad una lacrima.
Che cade. Silenziosa.
Penso che quella lacrima possa a sua volta piangere, e che quella lacrima sia formata al suo interno da un’altra lacrima e che anche questa possa piangere e così via, fino a fermarsi ad una lacrima elementare di pietra, insensibile. Impermeabile.
Un intero universo di lacrime concentriche che pone la propria speranza d’esistere sulla nostra tristezza.
E ce n’è tanta, per miliardi di universi di lacrime.
Piccoli mondi che si fanno peso dei nostri guai, come canalette che si fanno peso della pioggia abbattutasi sulla casa.
Piccoli mondi, terribilmente resistenti da sopportare il male.
E tutto grava sull’ultima lacrima, quella di pietra.
Quella di pietra lucida. A specchio.
Che a guardarla ci si riflette come per suggerire che in fondo il male siamo noi.
Maurizio Giglio

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